lunedì 8 aprile 2013

LIBERTY 38


DOVE: Via Farini, 38

QUANTO: da 5 euro

PER: russofili

DA PROVARE: il borsch

Se di solito quando dovete evocare l'idea di un posto lontano fate riferimento all'esotico Uzbekistan ora dovrete ricredervi. Non è più così remoto e sconosciuto, è a un passo dalla stazione Garibaldi, al confine di isola, precisamente in via Farini 38.

Potreste passare di lì senza farci caso, in effetti l'insegna "Bar Liberty 38", senza caratteri cirillici, rischia di passare inosservata tra lo scorrere dei tram e le sgargianti vetrine che vendono ogni tipo di mercanzia. Ma ora che ve l'abbiamo fatto notare non avrete più scuse per non entrarci.

Irina Khan e/o la sua collega vi accoglieranno con un sorriso, un accento russo e una dose calorica capace di sfamare ogni tipo di appetito. Primi, secondi e piatti unici della tradizione russa (come il borsch accompagnato dalla panna acida che riscalderà le vostre giornate invernali o le crepes con carne), uzbeca (come il plov, il famoso risotto uzbeko con carne e verdure), coreana (non abbiamo ancora provato nulla!!!) o italiana (per esempio l'immancabile cotoletta) vi verranno serviti con amore, soprattutto se accompagnati da una salutare birra baltica. Vi invitiamo a valutare attentamente il vostro progress pomeridiano prima di lasciarvi corrompere con la baltica forte che supera gli 8 gradi.

L'ambiente è molto piccolo ma rilassato, tavolini di legno con tovaglietta colorata all'americana, giornali russi all'ingresso, qualche matrioska, vestiti caratteristici appesi ai muri e moooolti superalcolici sulle mensole. Anche la clientela è spesso quasi sempre "locale", questo vi darà l'illusione di sentirvi in vacanza in un paese dell'est e il vantaggio di non dovervi sentire pallose e inutili conversazioni su strategie di marketing, crisi dei mercati o molto più banalmente la tintoria più vantaggiosa o le avventure extraconiugali a cinquantanni. Vi assicuriamo che non è poco.
Non è il posto ideale per pranzi di gruppo perché i tavolini quadrati che si attaccano e staccano come pezzi del tangram, al massimo saranno 8, infatti il Liberty ospiterà in tutto circa 16 coperti, ma difficilmente vi lascerà  a pancia vuota, perché anche all'ora di punta un micro tavolino c'è sempre.  
I prezzi sono competitivissimi (primi 4,50 euro, secondi 5,50, piatto unico 7,50 e dalci da 2,50... ma soprattutto la birra da 66 costa 3 euro, avrete già capito che prendere l'acqua è oltremodo sconveniente!) e potete stare certi che i piatti sono fatti in casa (vero è che purtroppo verranno riscaldati al microonde). Ah, il pane è sempre presente in dose abbondante ed è più che buono, considerando che si tratta pur sempre di un bar.

Le gestrici russe sembrano non nutrire ostilità verso i tanto discriminati Sodexo e saranno felici di proporvi di chiudere il pranzo in bellezza con torta e caffè. Date loro retta, noi abbiamo deciso di fidarci ciecamente di chi riesce a sopravvivere a meno quaranta.
Dobbiamo confessare che eravamo talmente gelosi di questo posto, diventato un piccolo angolo di pace nelle giornate più ostili che ci abbiamo messo più di un mese a scrivere questo post! Ma poi abbiamo ceduto, e condividere con voi la scoperta del Liberty 38 ci è sembrato un dovere morale, soprattutto da quando abbiamo scoperto che ogni tanto organizzano degli speciali aperitivi in occasione di ricorrenze particolare, come la festa di primavera.  
Приятного аппетита!

ps: Se siete vegetariani rischiate di non trovare niente che fa per voi, dolci a parte... se siete vegani non avvicinatevi proprio! 



giovedì 28 marzo 2013

IL CILIEGINO


DOVE: Via Primaticcio, 154

QUANTO: da 5 euro

PER: appetiti medi

DA PROVARE: la pizza


Ci sono posti in cui capiti per caso, perché dove altro potevi andare? L'una e mezza è passata e tu nolente ti ritrovi in via primaticcio, parecchio aldilà di qualunque confine. Ti guardi in giro e vedi solo strade larghe, semafori rossi e parallelepipedi grigi e spersonalizzati con finestre così strette da farti mancare il fiato anche da lontano.
Piove e l'unico posto che ti si palesa davanti è "Il ciliegino - pizze e delizie". Entri piuttosto rassegnato e il profumo di pizza che ti accoglie risveglia l'entusiasmo che una presentazione di ore era riuscita a farti dimenticare.

Ti siedi a un tavolino di legno scuro, attorno a te sulle pareti decine di bottiglie di vino rosso che probabilmente non verranno mai stappate, e ti ricordano le serate in discoteca che passavi sprofondato nel divanetto a guardare la gente che sculettava e sudava felice. Non pensarci, sprofonda nel menu.
Stai ancora scegliendo la pizza o uno dei piatti, sì perché la lista colorata e plastificata offre anche antipasti, primi, secondi, panini, insalate, tutto, di più, ancora... quando il cameriere ti chiede ti ordinare proponendoti il piatto del giorno. È questo il momento di resistere e non cedere alla lusinga della cotoletta di tacchino con patate perché si rivelerà un surgelato dalla forma molto regolare (probabilmente ottimizzata per contenere nel freezer cotolette in numero pari!), mentre le patate che vi verranno servite con un "voila pomme de terre!"assomiglieranno ai mattoncini duplo di vostro nipote. PVC puro.
Optate per la pizza, è più sicura, e metteteci il minor numero di ingredienti possibile, o comunque non i carciofini. Perché se nel complesso la pasta non è male le quattro stagioni da me scelte erano tutte parecchio scadenti, forse il prosciutto si salvava.
Ma ciò che renderà il vostro pranzo una vera esperienza sarà la visita al bagno piastrellato azzurro. Sopra il water infatti vi attende una cornice con all'interno il manifesto yes we condom! munito di coppia copulante, mentre alla sinistra della porta uno specchio 3x2 per potervi vedere meglio. Vi starete chiedendo se il locale non abbia una doppia vita, magari la sera dopo le 24, e se il placido signore con la tuta acetata blu elettrico con strisce bianche e gialle non si trasformi nell'attrazione locale: il cubista sferico.
Pagate senza farvi troppe domande, in fondo accettano i ticket, fanno anche lo scontrino, il secondo l'avete pagato solo 6 euro e troverete un mezzo che vi riporterà in terre conosciute.
Quando chiudendo la porta il gestore vi saluterà con un informale "alla prossima" pensate pure "speriamo di no".


lunedì 18 marzo 2013

MY GOOD FOOD


DOVE: Via Ugo Bassi, 5 – mm Garibaldi

QUANTO: da 4 euro

PER: impiegati convenzionati e nostalgici

DA PROVARE: i menu


Ci sono giorni in cui sentite che l’unica presenza costante e fedele nella vostra misera esistenza è il Mac o peggio ancora il Pc e non ve la sentite di abbandonarlo nemmeno per 5 minuti d’aria? Giornate in cui nessun locale è sufficientemente anonimo per permettervi una mimesi perfetta, momenti in cui l’orologio sembra tuonare più forte del vostro capo o semplicemente piove che Dio la manda? Non vi preoccupate, in quei giorni vi basterà alzare il telefono per avere la pausa pranzo salva. Chiamate lo 0249436118 e my good food provvederà a recapitarvi il pranzetto.

Non vi assicuriamo che il cibo sia proprio così good, o almeno non al punto da considerarlo “my”, però vi sfamerà senza dubbio. E poi il tenero signore in età da pensione che dopo aver affrontato la pioggia battente (o i 40 gradi a seconda della stagione) vi porgerà le buste di plastica con dentro il cibo vi indurrà a un atteggiamento indulgente, di più, benevolente. Ancora prima di assaggiare il vostro primo mygoodfood pranzo vorreste già dirgli “non si preoccupi la chiamo anche domani e la faccio chiamare pure da tutto il terzo piano”. Invece domani non chiamerete.
Io richiamerò, magari non subito, perché quelle mele golden ancora verdi, piccole e un po’ ammaccate, le porzioni già confezionate e la vellutata porri e patate totalmente insipida mi hanno messo una gran nostalgia dei pranzi in mensa alla scuola elementare, e poi soprattutto le scaloppine al limone con spinaci non erano male (porzione un po’ diet per la verità) e i menu che propongono in convenzione alla mia azienda sono superconvenienti.



Diverse combo dal valore di un buono pasto da 7 euro: insalata o grani (cous cous, farro, riso, ecc) o panino o tramezzino + torta salata + acqua + frutto di stagione. Qualcosa mi dice che il frutto di stagione sarà sempre la tanto amata mela, comunque… Il menu mi arriva con puntualità alle 11.30 nella mailbox, e adocchio subito le scaloppine, al telefono mi dico però che non valgono per la combo convenzionata, ma non mi lascio scoraggiare e le prendo. Forse mi dimentico di concordare l’ora o forse loro hanno deciso che le 12.40 sono l’ora giusta per pranzare, l’ora giusta per me, come scopro dopo aver richiamato per modificare l’ordine. Alle 12.20 il mio pranzo mi aspetta alla reception. Ovviamente anche se fosse stato caldo decido di lasciarlo raffreddare fino a un orario meno gallinaceo.
La cosa buona è che il pack è bioecocazziemazzi e che anche il meno eco contenitore della zuppa va in microonde, il condimento è a parte nelle consone bustine, c’è anche il pane e i crostini (al sapore di coniglio arrosto) per la zuppa. Pago anche meno del previsto e c'è pure la frutta. Cosa voglio di più? Forse solo le posate visto che con il solo cucchiaio mi sarà difficile tagliare la carne. Anyway, enjoy!





martedì 12 febbraio 2013

VALTELLINA


DOVE: Via Valtellina, 18 – mm Garibaldi/ Lancetti

QUANTO: da 7 euro

PER: self made man

DA PROVARE: le composizioni di verdure

Visto da fuori non è proprio niente di che: grandi vetrate incorniciate in infissi color ottone come i bei bar di provincia e affaccio fronte exdogana con un viavai serratissimo di auto. Però già nel nome s’intuisce l’onestà che contraddistingue il locale. Non hanno scelto di chiamarsi Dragone Rosso o Fior di Loto come certi ristoranti cinesi, né Acquolina o La Buona Tavola, no, loro hanno optato per un onestissimo nome: il loro indirizzo.
Ho sempre apprezzato questo genere di franchezza, come quella pizzeria a Padova che si chiama Maidilunedì e prevedendo la sbadataggine dei suoi avventori ha trovato il modo di ricordargli il suo giorno di chiusura. Detto ciò al Valtellina 18 sono anche molto gentili, cucinano del cibo onesto e rilasciano lo scontrino.

Gli interni sono molto curati, regnano i mattoncini, il legno chiaro e il bianco, uno stile minimal che però prevede la tovaglia sulla tavola e il pane appena sfornato e l’acqua in bottiglie di vetro brandizzate da loro.
Dopo aver verificato se c’è un tavolo pronto ad accogliervi – che generalmente c’è sempre visto che esiste anche un’altra sala nascosta – avete due opzioni: sedervi e ordinare alla cameriera (se prendete una pizza dal forno purtroppo non a legna o un’insalata) o andare direttamente alla vetrina e comporvi il vostro piattino che poi pagherete a peso (utile quindi anche quando non avete per niente fame!).
Moltissime le verdure a disposizione (peperoni, cavoli, finocchi gratinati, melanzane grigliate, patate, bla bla bla) da abbinare a un po’ di primi (pasta al forno, gnocchetti sardi) o di secondi (svizzera alla pizzaiola, arrosto con funghi, frittata). Se non volete irritare i commensali bloccando la fila per chiedere delucidazioni sul contenuto di ogni vaschetta premuratevi di leggere il menu sulla lavagnetta posta all’esterno, se invece anche voi avete voglia di litigare con qualcuno non leggetelo e anzi sinceratevi del grado di piccante e del tipo di cottura di ciascun contorno.



Le insalate sono abbastanza abbondanti e preparate con cura, anche compositiva, in particolare quella con il pollo grigliato sembrava molto invitante. La pizza è buona, croccante, ma non è certo la migliore di Milano, anzi a dirla tutta la mozzarella è molto presente e quindi un po’ nauseante. In più una margherita costa 7 euro, ben 50 cent in più di un’insalatona, quindi siete sicuri di desiderarla davvero? Anche perché sarete sicuramente gli unici a prenderla, e quindi gli ultimi a iniziare il pranzo mentre tutti i vostri colleghi avranno finito con soddisfazione i loro piattini. Esiste anche la pizza in versione trancio, ma non vi sappiamo dire di più. Non temete, torneremo.




giovedì 7 febbraio 2013

JUICEBAR

 DOVE: Viale Stelvio, 65 (mm Maciachini/Lancetti)

QUANTO: menu a 9,90 euro

PER: chi vuole far finta di andare in palestra

DA PROVARE: insalata e dolce con carote, zenzero e noci.

Il Juice Bar è il posto ideale per un pranzo leggero ed equilibrato, non a caso è inserito all'interno della supermegafichissimamacarissima Get Fit di viale Stelvio. Se non potete permettervi la Thalasso terapia, il bagno turco e il corso di samba di sicuro potrete permettervi un pranzetto al bar del piano terra.
Prima di tutto dovete fare lo scontrino, così senza pensare troppo a cosa volete mangiare, perché per quello avrete tempo dopo, quando fissando la vetrinetta dovrete combinare il vostro piatto.

Io avevo chiaramente toppato perché era una di quelle giornate in cui avrei gradito un'amatriciana, così nella più totale indecisione ho evitato il menu zuppa o la pizza al kamut per lanciarmi sull'insalata faidate. Per comporla avrete a disposizione 5 ingredienti oltre alla base di insalatina verde, vedete voi se accontentarvi di pomodori, carotine, sedano, farro e piselli o lanciarvi in abbinamenti anche sconsigliati come pollo, gamberetti, uova, mozzarella e wurstel. Per chiamarsi insalata basta ci sia l'insalata e quella c'è di default.
Vasta è la scelta di cereali (couscous, farro, riso nero, orzo...) e moltissimi anche gli altri ingredienti, dalla feta alle patate al forno senza dimenticare la caponata, che io non mi sono fatta mancare! Si può anche scegliere tra gli ingredienti extra esposti nella parte alta della vetrina, che verranno adagiati sulla vostra insalata in terrina di plastica dopo aver fatto un giro di montagne russe col condimento (nell'apposità insalatiera). In questo periodo servono polpette di carote e broccoli, rollé di tacchino pesto e pinoli, frittata e una cotolettina gialla di non so che.
Ne risulta una porzione non abbondantissima, ma giusta. Giusta per consentirvi di finire in bellezza con una fetta di torta o un biscotto. Ottima quella con carote, zenzero e noci, ma anche quella di mele non sembrava male.
Non appena è pronto il piatto diventa vostro, sta a voi prendervene cura portandolo al tavolo con il vassoio. Le premurose cameriere si preoccuperanno poi di sparecchiare e recapitarvi il caffé accompagnato da una miniporzione di gelato.

Nell'orario di punta il bar con le sue morbide poltroncine, i poster di kiwi colorati e il design minimale non è veramente rilassante perché il vociare e il costante viavai riempiono il locale. Concentratevi però sulla vostra bella insalata colorata e salutare e sui crostini che l'accompagnano (che sembrano pane Carasau...) o su chi vi sta intorno sia mai che qualche bel fusto palestrato o qualche ragazza uscita dalla seduta di fitness sia seduto di fianco a voi. Molto probabilmente si sarà accontentato – e non solo d'estate – dell'ottimo yogurt coi cereali o degli smoothy, mica come voi!
Andare al Juicebar è anche un'ottima occasione per stupire i vostri colleghi o per seminarli, vi basterà dire vado in palestra e avrete depistato anche i più tenaci attaccabottone. Si dice che anche a colazione non sia niente male, proponendo cappuccio + spremuta + brioche a 3,50 euro. Come si suol dire: vi faremo sapere.

venerdì 1 febbraio 2013

CHE SCHISCIA: GATTO' DI PATATE

INGREDIENTI (per circa 6 persone)

5 patate medie
200 g di salame
100 g di parmigiano
100 g di provola
1 uovo
½ bicchiere di latte







PREPARAZIONE


Lessa le patate e passale nello schiacciapatate. In alternativa puoi schiacciarle per bene con una forchetta.
Fai raffreddare le patate e aggiungi l’uovo, il latte, i formaggi e il salame tagliato a dadini.
Aggiusta di sale e amalgama bene finché non ottieni un impasto morbido.
In una teglia precedentemente imburrata versa il composto e se ti va puoi dare una
spolverata di parmigiano in superficie per far formare una crosticina croccante.
Inforna a 200° per 20 minuti più 10 di grill.

mercoledì 30 gennaio 2013

LO STUZZICHINO


 DOVE: Via Porro Lambertenghi, 13 – zona Isola mm Garibaldi

QUANTO: da 5 euro

PER: chi ha nostalgia di casa

DA PROVARE: la paella


Forse vi sarà già capitato più e più volte di passare davanti allo stuzzicchino, di spiarne gli interni dalla vetrina, di osservare quell'articolo del Corriere della Sera appeso alla porta che decanta la paella del locale. Molto probabilmente ci avrete pensato su, e mormorando “sì, una volta lo voglio provare” sarete tornati indietro a mangiarvi una pizza al Nisida. Ignavi! È vero, serve un po' di coraggio per entrare e affrontare l'atmosfera triste che regna lì dentro e la gentilezza massiccia della proprietaria, che sembra sempre scusarsi in anticipo non si sa bene di cosa, ma ne vale la pena. In primo luogo perché la paella è veramente buonissima e poi perché anche a pranzo offre un menu vantaggioso a 9 euro e tantissimi piatti (primi sui 4,5 euro, secondi dai 6 agli 8). In più una volta pranzato o cenato lì vi sentirete a casa e tornarci sarà un dovere morale. Lo stuzzichino sarà come quella vecchia zia che abita fuori porta che almeno una volta l'anno va salutata. E anche l'ambiente sembra un po' quello, pareti bianche per lo più vuote, con stampe appese senza criterio (ce n'è anche una indianeggiante!), pavimento in linoleum stile palestra, pale del ventilatore sopra di voi, tovagliette di carta – le stesse della sagra paesana –, porta del bagno cigolante e sapone per le mani ancora nella confezione del supermercato. Detto questo serve aggiungere che il locale è a conduzione familiare?
A pranzo assieme al menu vi arriverà un blocchetto di fogli con carta carbone (sì, esiste ancora anche se non si vedeva dalle scuole elementari!) così con i vostri tempi potrete scegliere e scrivere la comanda. l pesce con le verdure è super light, le tagliatelle al ragù molto basic, la cotoletta e le orecchiette però sembravano sublimi. Insomma, il cibo è buono, ma non porco, diciamo che assomiglia molto a quello che vi potreste preparare da soli, con la differenza che qui non dovrete muovere un dito.
Due parole le merita la paella, servita nella consona padella nera, colma di verdure e pesce. Slurp! La porzione è parecchio abbondante, quindi ve la sconsigliamo a pranzo, anche perché ci mettono un bel po' a portarvela per cui rischiereste di dover trasferire il vostro ufficio lì almeno per il primo pomeriggio o di fare un'indigestione di Ruzzle.

Chiudiamo con un gossip e sputtanandoci un po'. Ovviamente i primi ignavi siamo noi, una sera però dalla vetrina abbiamo scorto una simpatica tavolata con tanto di Baustelle, per cui non abbiamo resistito e siamo entrati. Da quella volta siamo diventati fan dello stuzzichino, a tutte le ore.

martedì 29 gennaio 2013

DA MIMMO


DOVE: Via Privata Alfredo Albertini 2 (Sarpi)

QUANTO: da 5,30 euro

PER: pizzalover

DA PROVARE: la pizza!


Siete in Chinatown e un languorino vi coglie. Guardatevi intorno. Se la salsa di soia vi ha nauseato non sentitevi spacciati, girate un attimo l'angolo e andate a fare un saluto a Mimmo: sarete sicuri di mangiarvi un buon trancio di pizza e di saziarvi con un solo Sodexo.
Se appena varcata la soglia vi sentirete in terra franca, basteranno i primi due respiri di sollievo a farvi ricredere. Perché sì, avrete evitato l'ennesimo maglione macchiato dalla vostra incapacità con le bacchette, ma l'odore di cibo non sarete riusciti a evitarlo, quello vi accompagnerà per tutto il pomeriggio.

Appena entrati guardate la colonna di fronte a voi, quello è il menu di riferimento se volete sedervi. Margherita 4,30, farcita 5,30, funghi più salame 5,80. Io mi ero lanciata su una gordissima funghi più salame ma la gentile cameriera mi ha portato la margherita e ho deciso di accontentarmi e di scontentare i miei brufoli. Ho visto però che le farcite, sono farcite davvero, con un bell'ottanta grammi di prosciutto e una badilata di funghi o di acciughe. La margherita basic potrà infatti essere agghindata con pochi semplici ingrediente, che verranno aggiunti a freddo: il salame (dolce o piccante), i funghi, il prosciutto, le acciughe e poco altro.
A mezzogiorno la clientela è piuttosto varia e il locale si riempie, se mangiate soli potrete avere l'illusione di avere compagnia perché molto probabilmente vi assegneranno un posto su uno dei lunghi tavoloni, con anche il ripiano sotto il tavolo che tanto ricorda i banchi di scuola. Io ho avuto il piacere di accompagnare il mio trancio con una lezione sui costi dei box e dei posti auto nel centro di Milano, vabbè magari voi sarete più fortunati.
C'è anche un piccolo privé, una saletta nascosta – probabilmente riservata ai frequentatori più intimi – che ho scoperto nel tentativo di raggiungere il bagno.
Non ho ancora individuato Mimmo, ma so per certo che è un gran viaggiatore perché appese alle pareti ci sono le fotogravie di tanti viaggi, luoghi esotici e remoti che probabilmente voi non vedrete in tutta la vita. Groenlandia (lui ci è pure andato più volte nel 2004 e nel 2009), Namibia, Patagonia...
Possiamo anche pensare che Mimmo sia un semplice abbonato del National Geographic o che abbia un cugino biologo, ma preferisco pensare che quelle mani che impastano la pizza abbiano infranto ghiacci polari, toccato cactus alti come sequoie e accarezzato lemuri.

Quando andrete a pagare in tutta fretta, perché sentendo l'influenza cinese vi sarà venuta voglia di tornare al lavoro prima o più probabilmente di andarvi a comprare un finto Ipod touch per la bellezza di 7 euro, date uno sguardo dietro al bancone: vi attendono sciarpe dell'inter, tazze dell'inter e vino dell'inter e una ricevuta fatta a mano come quelle del parrucchiere.




mercoledì 23 gennaio 2013

GIANNINO L'ANGOLO D'ABRUZZO



DOVE: Via Rosolino Pilo 20 – mm Porta Venezia

QUANTO: primo 6,50/secondo 8,50.

PER: magnoni

DA PROVARE: tutto!


Vi siete sempre chiesti dove vanno a mangiare tutti quegli uomini in abito grigio, camicia bianca e cravatta, quelli con una bella panzona che prima di entrare al ristorante si allentano la cintura di un buco, che ordinano sempre più di una portata, il caffè e anche il grappino, che salutano il gestare dandogli del tu e parlando degli ultimi risultati del calcio. Bè, quelli vanno da Giannino.
Si accasciano sulla sedia come se arrivassero da Timbuktù a piedi e si gettano sul menu come se fosse l'abbraccio della loro vecchia nonna risorta per l'occasione.
Non stupitevi se la percentuale di donne nel locale non supera il 5% o a volte nemmeno il 3, c'è una logica spiegazione e ve ne accorgerete quando arriverà il vostro piatto: le porzioni. Non sono certo porzioni da femminuccia! I piatti di pasta per esempio sono almeno 150 gr, altro che dieta.
Nel mio immaginario l'Abruzzo è una regione tutta boschi – addirittura con qualche orso bruno – mi sembra quindi più che normale che dopo aver faticato a tagliar pini, cercare funghi e rastrellare il sottobosco sia necessario riacquistare le forze con della gran carnazza, del vino rosso e più in generale con quantitativi generosi. Ed è proprio quello che accade da Giannino l'angolo d'Abruzzo, anche se volendo essere pignoli è più l'angolo di via Melzo.

Il locale è molto piccolo in apparenza, perché vanta delle altre sale che io non sono riuscita a geolocalizzare. Noi abbiamo visto solo degli accoglienti tavoli di legno ricoperti dalle classiche tovaglie a scacchi bianchi e rossi, uno stuolo di camerieri (forse sudamericani) rapidissimi e abilissimi a non incrociare il tuo sguardo, e la superba edera di plastica sulle pareti. Ci teniamo a farvi notare che sul soffitto, quello a pannelli quadrati che tanto ricorda l'aula d'informatica delle medie, l'edera era disposta a spirali, una per pannello.

I piatti proposti comunque sono spesso belli pesi (e non tutti necessariamente abruzzesi), quando ci siamo andati noi abbiamo tentennato tra tagliatelle al ragù e mezzemaniche alla Norma (poi risultate vittoriose!), mentre tra i secondi ha avuto la nostra approvazione la polenta con zola e ragù (abruzzese), anche se l'arista al forno non sembrava niente male.
Appena avrete ordinato non lasciatevi tentare dalle fette di pane che già riempiono il cestino accanto a voi, pazientate un secondo perché vi verrà portato un altro cestino pieno di altrettante fette però colanti d'olio d'oliva. Una manna, che però vi renderà quasi impossibile l'impresa di finire tutto. Per fortuna non dovrete attendere molto, i piatti arriveranno subito.
Le mezzemaniche erano davvero buone, le melanzane belle fritte, il pomodoro dolce al punto giusto e il formaggio impastava il tutto perfettamente. Se non avessi avuto un altro impegno per cena avrei chiesto la doggy bag per portarmi a casa la metà che ho avanzato (non temete a chiederla nessuno strabuzzerà gli occhi o storcerà il naso). Anche la polenta era molto gustosa e la si mangiava con una certa soddisfazione, quella che si ha in rifugio dopo aver salito e disceso le cinque montagne vicine affrontando i pericoli della pista nera.
Peccato che noi avessimo a malapena disceso due rampe di scale.
Se non riuscirete a finire il piatto preparatevi a sguardi interrogativi e a richieste di rassicurazione sulla sua bontà, se invece avete mangiato vi sfidiamo ad alzarvi, ma solo dopo aver chiesto il conto al tavolo, perché qui funziona così, lo dicono i cartelli alle pareti.
Buon pisolino, ne avrete bisogno.