mercoledì 13 novembre 2013

TRATTORIA AMILCARE MANFREDI

DOVE: via Carlo Imbonati, 11 (mm3 Maciachini)

QUANTO: da meno di 5 euro

PER: nostalgici

DA PROVARE: la gallina lessa per essere veri tradizionalisti 

"Andiamo da Amilcare!" suona così bene che poter dire "andiamo da Amilcare" è già un buon motivo per andare, aggiungete poi che potrete ingurgitare 800 calorie + acqua e spendere meno di 5 euro... 
Detto ciò non mi stupirei di vedervi già di fronte alla trattoria a consultare lo smartphone per vedere se venisse già citata ne I Promessi Sposi e si possa considerare tappa della gita ai luoghi manzoniani per le quinte ginnasio. 

Manfredi è un posto d'altri tempi, per tanti motivi. Perché nella Milano così fighetta dove tutti lavorano nella moda, nell'advertising o nel design qui troverete anche gli operai – sì esistono, hanno veramente la salopette e quello che ha mangiato di fianco a noi poteva tranquillamente competere alla Beard & Moustache World Competition. Perché i prezzi, gli arredi e i gusti sembrano non aver conosciuto gli entusiasmi degli anni '90, l'ingresso nell'Unione Europea e la comparsa dell'IMU. In effetti non mi stupirei se nel menu, scritto ogni giorno a macchina (e senza refusi!!!), ci scappasse qualche prezzo in lire e magari la spuma tra le bevande. E infine perché non saprei dove altro trovare del riso al pomodoro o al burro, della gallina lessa o tra i dessert la sbrisolona, che io ancora fatico a non chiamare rosegota. 
Strabuzzate gli occhi perché di fianco alle penne al pomodoro c'è veramente scritto 3,20 euro e questo non implica che se per il formaggio vi sia un sovrapprezzo. È tutto vero e il personale è anche gentile e simpatico, corre su e giù e a volte non vi vede, vi chiede di dare una mano a stendere la tovaglia per fare prima e se è macchiata la girerà dall'altro lato commentando "è pulita ed è già macchiata",  vi dirà di guardare se trovate un posto dove sedervi, questo perché in pausa pranzo il locale è abbastanza preso d'assalto e non accetta prenotazioni. 
Se lo vedete, mi raccomando, sedetevi.
Le tagliatelle all'uovo sono molto buone, belle spesse e gustose, cotte al punto giusto e spolverate di formaggio come se fosse la prima neve nelle pubblicità dei pandori, anche le più casalinghe penne (purtroppo avevano finito i maccheroni). Le porzioni dei primi oscillano tra i 110 e i 120 grammi, perfette per la dieta e per un pomeriggio elettrizzante alla scrivania.

I secondi sono per lo più alla griglia, ma per saperlo non vi serviva consultare il menu, appena varcata la soglia sarete infatti avvolti (leggete assaliti) da un forte odore di carne grigliata, a volte con sfumature più suine altre volte più bovine. Noi abbiamo assaggiato il nodino, buono! Ovviamente essendo cucina casalinga, come precisa la business card, non poteva mancare il lesso e la cotoletta che potrete aggiudicarvi per soli 4,60 euro. Con osso e con limone. Che altro chiedere? I contorni riservano sorprese, perché oltre ai classici pomodori, ai finocchi, all'insalata verde e alle patate lesse o al forno o fritte – cosa sono questi luoghi senza patate!? – compaiono le rape rosse e le zucchine alla julienne (sì delle zucchine crude tagliate a striscioline, non chiedeteci perché!). È ancora più incredibile come unendo cose che non mi piacciono, in questo caso barbabietole, zucchine crude e aceto balsamico, ne esca una non male. È un consiglio di vita, provate!
Per assicurarvi un bel pisolino pomeridiano aggiungete alla comanda mezzo litro di rosso della casa, che non sarà così acido come sospettavate e vi costerà solo 3 euro. Meno della valeriana e di qualsiasi sonnifero. 
Un caffè e via. Arrivderci Amilcare, alla prossima.
 

martedì 5 novembre 2013

TRATTORIA TIBERIO

DOVE: via Farini, 44 (isola – mm Garibaldi)

QUANTO: da 7 euro

PER: cocchi di nonna

DA PROVARE: il menu
  
Ci sono quei posti che vi ricordano inevitabilmente la nonna – in questo caso la cucina della nonna – e non so come sia o fosse vostra, ma in una cosa credo le nonne si somiglino tutte: amano vedere i nipoti mangiare, che pesino 4 chili vestiti o 180.  Le nonne sono sempre felici se chiedete il bis, se volete anche il dolce e se alla merenda delle quattro fate seguire quella delle cinque e quella delle sei. Insomma viva le nonne!
La mia aveva un menu standard, siccome aveva deciso che a casa mia non si mangiava pasta lunga, la scelta variava tra spaghetti e tagliatelle, rigorosamente col sugo di pomodoro (un cucchiaio per due persone in un pentolino di alluminio con un manico amputato dal tempo) o con i funghetti, rigorosamente col parmigiano sopra. Di secondo “ciccin”, ovvero carne, e verdura. Il dessert veniva preso in pasticceria. Non erano niente di inaspettato quei pranzi eppure erano molto speciali, perché nella loro abitudinarietà si percepiva cura e amore.
Per lo stesso motivo mi piace andare da Tiberio, perché anche se è estate e ci sono 35 gradi ci trovate le polpette, perché prendere il menu e non solo il primo o il secondo è talmente vantaggioso (9 euro) che non vale proprio la pena di stare a dieta e perché anche loro, come le nonne, sono felici di rimpinzarvi. Io al dolce non ci sono arrivata, ma a costo di saltare la cena una volta o l’altra voglio dargliela questa gioia!
L’ambiente è rustico, abbastanza spoglio, da trattoria alla buona che non si fa mancare le tovagliette a quadri e quelle sedie di legno che non si producono più – guai a chi le sfonda!  I menu sono di carta, scritti a mano e fotocopiati di giorno in giorno, anche se non cambiano poi moltissimo. La pasta al ragù è per esempio una costante, ed è così sottovalutata ultimamente che io non esito a ordinarla. Tutto arriva velocissimamente, ma non per questo la cottura lascia a desiderare, e il sugo è aggiunto sopra a cucchiaiate. Mescolare sta a voi.
Si ordina il primo e poi stop. Così lascerete al vostro stomaco il compito di decidere se veramente è in grado di accollarsi anche il secondo. Finito il primo, il simpatico cameriere vi inviterà a prendere anche il secondo. Attenzione a non arrivare troppo tardi che poi le cose buone finiscono. La cotoletta è buona e gigante, le polpette fritte molto gustose, e anche gli involtini. Forse ogni tanto l’aglio abbonda, ma un po’ di purificazione serve.
Non ho mai mangiato nulla che non fosse buono, quel buono che non è eccellenza ma è pur sempre una garanzia. Se siete fortunati beccate anche la cassoeula. Per i vegetariani segnaliamo che ci sono sempre almeno 5 contorni, i formaggi e la frutta. Certo non so cosa che opinione abbia Tiberio del vegetarianesimo… La cosa che continua a stupirmi ogni volta che ci torniamo è che potrebbe tranquillamente essere uno di quei posti dove ti trattano rudemente e non si mangia granché, la gente ci andrebbe lo stesso, invece continua a non esserlo. Penso che mia nonna sarebbe stata contenta di venire da Tiberio. O da Michele perché se scavate sotto la pila di biglietti da visita similnecrologio scoprirete che sotto i prevedibili Trattoria Tiberio si celano dei disarmanti Trattoria Michele. Sarà sempre lui? Chiamatelo come preferite, anche se Tiberio fa tutto un altro effetto. Unica nota negativa è che acqua e caffè si pagano a parte, ma prendono i buoni e allora non ci si pensa.


venerdì 26 luglio 2013

CLEOPATRA - KEBAB 1,50


DOVE: viale Monza, 59 (mm1 Pasteur/Rovereto)

QUANTO: da 1,50 euro

PER: veri duri

DA PROVARE: il kebab 

Ci sarò passata davanti almeno trecento volte e almeno cento di queste mi sono sporta per guardare all'interno temendo il peggio, sostando per pochi secondi con la paura che la sosta prolungata avrebbe destato sospetto e conseguenze inenarrabili... Ebbene, alla trecentoeunesima volta mi sono fatta coraggio e sono entrata! C'è da dire che da tempo cercavo manforte in questa avventura senza trovare prodi disposti a seguirmi, invece ieri ho finalmente provato il kebab a 1,50 di viale Monza! Quello più lercio, vicino al Mercato, non il più rispettabile attaccato al Mac che è anche macelleria halal.
La prima cosa da dire è: SONO ANCORA VIVA!!! Anche se a pensarci bene, non sono ancora passate abbastanza ore per escludere il contagio da una serie di malattie non del tutto trascurabili (vi farò sapere!), anzi aggiungerei che l'ho trovato uno dei kebab più leggeri che abbia mai mangiato. E con questo non sto dicendo buono, precisiamo.
Se qualcuno ha una bici e del tempo da perdere, lo invito volentieri a percorrere viale Monza e a farci sapere quanti kebabbari ci sono, comunque, sempre che ci sia una decrescita del prezzo del kebab proporzionale all'allontanarsi da Piazzale Loreto. I primi sono a 3,50 euro come quasi ovunque, poi 2,50 e superato Pasteur si toccano già i 2 euro, e quando penserete di aver trovato il paese dei balocchi vi accorgerete subito che il kebabbaro dirimpettaio espone un incredibile manifesto Kebab 1,50 e Pizza 2,50. Incredibile ma vero. Se proseguite ne incontrerete anche un altro, più pulito, più bello, più più insomma, ma che per pura sfiga aveva finito il felafel. Il fato volle che provassimo l'altro.

Il ragazzo al banco si rivolge a me con lo stupore che credo abbia avuto Robinson Crusoe nel parlare a Venerdì chiamandomi "Signorina" almeno quindici volte. "Signorina, vuole kebab completo?",  "Signorina, cipolla?", "Sì Signorina", "Prego, Signorina". "5 euro, Signorina". Sì 5 euro per un kebab, un felafel e una birra Moretti da 66cl. Sì vendono alcolici! Potrete scegliere tra Heineken, Becks e Moretti. A quel punto chiedere se accattavano i ticket mi sembrava non solo superfluo, ma pure di cattivo gusto. Se volete strafare c'è anche il menù a 4 euro con kebab/felafel, patatine e bibita. 
Se siete donne benvestite (o forse solo donne!) sappiate che avrete gli occhi addosso per tutto il pranzo/cena/merenda. 
Il locale è abbastanza frequentato, la clientela è sicuramente di habitué che non definirei di passaggio, ma piuttosto stazionari. Si piazzano lì e ci passano anche l'intero pomeriggio, guardando dalle sedie appiccicose il viavai di viale Monza, o fumando sigarette appoggiati al muro esterno. Tutte facce che sembrano uscite da un romanzo di Izzo. Ma veniamo al kebab, la carne non era particolarmente cotta e croccantina, il piccante era abbastanza piccante, l'insalata era cappuccia e non iceberg (evviva!) e nel complesso era mangiabile ma non particolarmente saporito, mentre il felafel era abbastanza insipido. Le polpette di ceci erano un po' troppo cotte e molto verdi all'interno, ma l'aggiunta di melanzane e zucchine imbevute d'olio (su consiglio o richiesta, non si è capito, dell'inserviente) ha dato al tutto un nuovo sapore. Complice forse la calure nel vassoietto di plastica colorata offerto a chi consuma il pasto all'interno ne è rimasta una porzione considerevole, nascosta però tra i tovaglioli.
Che dire ancora? La digestione non è stata complicata e i temuti effetti indesiderati per ora non si sono ancora verificati. Stay tuned!





lunedì 22 luglio 2013

MYKE


DOVE: via Maurizio Quadrio 25 (Garibaldi, Chinatown)

QUANTO: da 8 euro

PER: Buongustai minimal 

DA PROVARE: Mediterranea di pesce 

Da Myke ci arrivi per scelta perché è nascosto nella piccola e trascurabile via Quadrio per di più dietro a grate, transenne e ferri vari dei lavori in corso che sono in corso da un bel po'. Ora che lo sapete però, non avete scuse per non andarci.
Dietro il soprannome di una persona si nasconde il pretenzioso acronico di My Kitchen Experience. È infatti un locale con una filosofia, quella del mangiare bene fa stare meglio, e infatti si propone di offrire ai suoi clienti materie prime freschissime, cucina a vista, gentilezza estrema dei camerieri e ricette ultrasalubri con cottura a bassa temperatura o a vapore per preservare le vitamine e il gusto. 
Sono i sostenitori della semplicità, anche negli arredi, infatti il locale è di un bel bianco rilassante, con mattoncini bianchi, banconi di legno, tavoli neri e lampadine penzolanti, perché il design sia sempre con voi, con il vostro pasto oltre che con il vostro spirito. Quindi non aspettatevi piatti troppo tordi, oliati o che superino la dose di RDA.

È tutto così semplice ma allo stesso tempo curato che se vi doveste macchiare la camicia sarebbe un'onta incredibile, ancora peggio se dovesse scapparvi un rutto – c'è da dire che nel brusio dell'una e mezza verrà facilmente assorbito senza destare l'attenzione di nessuno. 
Sarà che non ha aperto da molto o forse solo che sono premurosi come ormai non succede più, ma sembrano avere bisogno di rassicurazioni. Così vi verrà chiesto se va tutto bene e se è la prima volta che venite. Sappiate che se doveste avanzare un pezzo di scamone o anche solo tre foglie di Iceberg sarete la causa del mancato pisolino pomeridiano dei cuochi, che non smetteranno di interrogarsi sull'equilibrio e l'esattezza della loro ricetta.
Volendo ricercare l'eccellenza da Myke non si accontentano delle bottigliette in plastica, quelle le lasciano ai concerti della Pausini, qui troverete l'acqua Lurisia in vetro – se non siete particolarmente assetati potete aggiudicarvi la bottiglia, portarla a casa e riempirla di fiori. Voilà, meglio dello Snartig Ikea.  
Ma concentratevi sul menù, quello abituale ma anche quello dei This week's specials. Noi abbiamo assaggiato la pasta col salmone e basilico (7,50 euro), il millefoglie di verdure e provola (7 euro e sappiate che vi illudete se credete che ci siano dei carboidrati qui dentro!) e il pesce al cartoccio (9,50 euro), che verrà servito nel suo cartoccio (ma va!!!) plasticoso e aperto in esclusiva davanti ai vostri occhi con delle forbici. È tutto così leggero che vi sentirete leggeri anche nello spirito e pronti a declinare la piscina serale, tanto mica avete mangiato! I più curiosi si chiederanno cos'era quella verdura bianca fatta a fettine sottile, la risposta a nostro parere è Daikon, i più audaci, invece, proveranno a rifare la ricetta cercando di azzeccare lo spessore giusto di ciascuna verdura e il tempo di cottura. Noi pigroni ci accontentiamo di tornare da Myke per provare anche la carne e le patate ratte, soprattutto perché ora c'è la promozione anticipa 10 buoni pasto, te ne regaliamo uno. Mai i Sodexo sono stati tanto considerati.



martedì 25 giugno 2013

BON WEI


DOVE: Via Castelvetro, 16 (Domodossola)
 
QUANTO: non meno di 20 euro

PER: cinechic

DA PROVARE: ravioli ai gamberi, cernia allo zenzero e bambù


Ci sono moltissime ragioni per cui non dovreste trovare una recensione del Bon Wei su questo blog, come il fatto che non faccia un menu pranzo, che è molto pettinato, che se decidete di mangiare alla carta, un menu di centoeuno portate!!!, difficilmente ve la caverete con meno di 30 euro (a meno che non decidiate di mangiare riso bianco e acqua). E last but not least si trova in via castelvetro, che almeno per noi è già un continente esotico, dove l’arco della pace ormai non si vede che in lontananza e le antenne RAI assomigliano sempre più all’ultima costruzione che avete realizzato con i lego technic quando venivate ancora valutati con ottimo, buono e distinto.
Detto questo, eccovi la recensione del Bon Wei. Vi chiedete perché? Perché ci hanno invitato, e a un invito non si dice di no! O almeno le nostre pance non lo fanno!
Il locale come ci aspettavamo è bello chiccoso, il signor Weng molto cortese e per giunta bello! nella sua camicia azzurrina stirata sprigiona distinzione e un non so che di occidentale, nonostante la sua aspirazione sia quella di farvi conoscere la vera alta cucina cinese. I camerieri cercheranno di mettervi a vostro agio in tutti i modi, uno dei quali è riempiendovi il bicchiere di Tsing Tao non appena si svuota, ignari del fatto che preso il vostro agio potrebbe trasformarvi in loro disagio. Al quinto bicchiere di birra cinese arriva il momento per me dei quesiti esistenziali, e allora mi domando “ma è l’unica che viene importata visto che tutti i ristoranti cinesi dalla topaia al Bon Wei la servono?” e soprattutto “in Cina avranno birre artigianali?”. Intanto che cerco una risposta (su google) vi racconterò cos’abbiamo mangiato.
Anatra rinchiusa in una foglia d’insalata (buona!), involtini di carne e di gamberi (questi ultimi speciali!), insalata di funghi con sesamo e zuppa di cetriolo di mare. A questa portata è necessario fermarsi un secondo e fare qualche commento. Il primo è che è una cosa prelibata credo, visto che è venduta a 16 sonanti euri, ma soprattutto se pensate di volerla assaggiare non andate a cercare informazioni sul cetriolo di mare… perché dopo aver visto di cosa si tratta il vostro stomaco potrebbe fare delle obiezioni. Anche perché si chiamano oloturoidei, sono una classe di echinodermi, hanno una sola gonade e sono organismi bentonici. Buon appetito! Sappiate comunque che i funghi precedenti e il cetriolo di mare non differivano molto né per colore, né per consistenza, e il sapore era indescrivibile (aggettivo al quale propenderei per non dare la valenza di meraviglioso!).
Il pasto è proseguito con cosce di rana in pastella – è stata la prima volta con un anfibio, ma ne andava della nostra reputazione – filetto di cernia allo zenzero e bambù (pollici assolutamente su!), tofu strapiccante (un piatto che si dice aver fatto piangere anche le persone più insensibili, ma per questioni puramente chimiche!) ma buono e lo Shui Zhu di manzo, una specialità con peperoncini interi galleggianti e minacciosi. Essendo servito dopo il tofu, ribattezzato chili tofu, il palato era così anestetizzato da non farvi apprezzare il sapore del manzo e da farvi balenare l’idea di sgozzare il gambero scolpito nelle carote cercando nelle sue membra la pace. Le sculture pregiatissime, opera dello chef, non sono però edibili, sappiatelo, prima di rendervi colpevoli di omicidio per nulla. Dessert: sculture di mango, rape ananas e anguria.
Non spenderò parole sulle grappe (alle rose, al gelsomino, al riso e altre) e sul tè semplicemente perché non li ho presi, vi segnalo che la grappa però era servita su un bicchierino mooolto capiente!
Chiudiamo dicendo grazie Bon Wei è stata una bella esperienza, irripetibile! A meno che non ci invitiate di nuovo. 

giovedì 20 giugno 2013

TRE CHICCHERE


DOVE: Via Boltraffio, 12 (mm2 Garibaldi - mm3 Zara)

QUANTO: da 7 euro

PER: illusi

DA PROVARE: limitatevi al caffè

Ricordo un giorno quando alla mia vicina capitò una grossa perdita al rubinetto dell'acqua in giardino, un amico nel tentativo di ripararla allagò persino il garage. Per non parlare di tutte le volte in cui mio padre sistema qualcosa risolvendo il problema tecnico ma causando grossi problemi estetici (vedi applicazione di interruttore 15 x 10 cm nel mobile della cucina), cosa volevo dire? Che se non sai fare una cosa non è il caso che ti improvvisi a farla, continua a fare ciò che sai fare bene. Ma ora veniamo alla pasticceria Tre Chicchere.

Non dev'essere aperta da molto, forse non ha ancora affrontato un'estate – si spiegherebbe la mancanza di aria condizionata che contribuirà a trasformare la vostra maglietta in un sudario – e il bel design degli interni con pallet appesi al soffitto dai quali pendono fili colorati con palle in vetro, molto scenico! Anche i tavolini sono belli, in legno e acciaio, squadrati e minimal, così piccoli che basterebbe una sola tovaglietta da colazione per uno, anche se apparecchiano con due. L'ambizione cool è ribadita dalla presenza di varie copie di Urban (dove tra l'altro trovate anche l'inserzione del locale).

Se vuoi essere cool però non decorare i piatti con l'insalata in busta, perché quando uno vede quei rami di carota secca, che hanno perso persino il loro arancione (figuriamoci le vitamine!), il pensiero che fa non è: "fico!".
Anyway, si chiama pasticceria, però si propone di farvi pranzare con vari menu: PANINO 7 euro - PRIMO a scelta tra insalata di riso, insalata di farro, insalata di orzo 7 euro - LIGHT 9,5 euro. Tutti comprendono una pietanza, il suddetto abbellimento di insalata in busta, caffé acqua e pasticcino. Potrete scegliere anche un più economico frullato, 3 euro.
Sciaguratamente, in un momento di fame acutissima, ci siamo lasciati ingolosire dagli involtini di pollo ripieni di provolone e paté di pomodorini secchi o olive nere... per poi scoprire che si trattava di 5 fette di affettato di petto di pollo in busta che si attorcigliavano attorno a del formaggio, come l'edera infestante alle cascine abbandonate. Se lo scegliete fuori menu sappiate che costa 8,5. Lo strudel di verdure cha faceva sempre parte delle opzioni "per chi vuole rimanere leggero" ha deludeso le aspettative quasi al pari degli involtini, mentre l'insalata di riso era una normale insalata di riso con mais, piselli, carote e tonno. Insomma il non plus ultra dello scatolame.
Diciamo che a questo punto augurarsi "buon appetito" è davvero superfluo, abbandoniamo i convenevoli per passare subito al caffè. Avendo comunque riempito la pancia esageratamente per una giornata con 34° (un menu e mezzo a testa, facciamola riprendere quest'economia italiana!) abbiamo pensato di saltare il pasticcino. Essendo però in menu ci siamo subito ravveduti decidendo di portarcelo per la merenda. Avvicinandoci alla vetrina dei dolci, che effettivamente fa gola, abbiamo scoperto che erano di dimensioni lillipuziane e abbiamo deciso di concedercelo col caffè. Voi vi direte "che potrà mai fare un pasticcino dal volume di una noce?" Chiedetelo a un test glicemico.

mercoledì 12 giugno 2013

DA MARTINO

DOVE: Via Farini, 8

QUANTO: da 5 euro

PER: rifugiarsi in un pasto gordo

DA PROVARE: la cotoletta, il fritto toscano, il trancio di pizza


Per prima cosa alzate il telefono perché per pranzare da Martino vi conviene prenotare. I posti sono pochi e non c’è niente di più fastidioso che dover costringere i propri succhi gastrici a digerire un cibo quando si erano preparati a ben altre pietanze.
Questa trattoria-pizzeria è un po’ un luogo di confine, un’isola tra la Milano cinese che avanza sempre più, il monumentale, i binari di Garibaldi e l’isola vera e propria, sarà anche per questo la leghiamo all’idea di rifugio. Quando entri da Martino infatti hai l’illusione di essere in una Milano che non c’è più, dove la domenica pranzi fianco a fianco con la solita coppia di anziani, con cui la vicinanza dovuta ai microtavoli ti spinge a imbastire conversazioni, convenevoli e magari qualche innocua sputacchiata! 
Le urla infuriate del proprietario fanno sempre parte dell’atmosfera d’altri tempi, e poi viene da pensare (con cinismo tutto contemporaneo) “chi se ne frega…mica erano per noi!”
Le tovaglie bianche, le pareti tappezzate di quadri e di perline in legno, le leggere sedie in legno impagliate vi aiuteranno a rilassare le membra e allontanare la frenesia, potete così concentrarvi sul menu scritto a mano e fotocopiato su carta da fritto. Slurp! Vien voglia di addentare anche quello.

In molti consigliano la pizza, anche il Pappamilano e l'autorevolissimo bambino che se l’è divorata in 5 minuti giusto di fronte a me, tuttavia di fronte a primi (circa 5 euro) e secondi (da 8 a 12) ghiotti non sappiamo resistere (e poi il fascino del menu del giorno handwritten supera quello del menu solito in plastichina consumata, quello con le pizze!). Nelle varie magnate – all’acme dell’entusiasmo l’ho scelto anche come location del pranzo con i genitori in visita! – abbiamo provato bigoli all’amatriciana (bbboni!), linghuine con ricotta e pachino (delicate), gnocchi al ragù (essendo uno dei miei piatti preferiti è raro che mi soddisfi totalmente… in più loro annegavano nel formaggio), frittura toscana (una vera porcata! Buone le verdure ma splendidi i cubetti di mozzarella!) e verdure varie. Chiaramente ogni volta la cotoletta del vicino sembrava sempre più verde (sopra trionfava la rucola con i pomodorini) e più appetibile… non mancheremo di provarla. Sì, da Martino ci torneremo. Perché prendono i buoni pasto, perché abbiamo sempre mangiato bene senza metterci un’eternità e soprattutto perché continuerà a capitarci di desiderare di non essere a Milano, e quindi anche l’illusione di essere in una Milano che fu va benissimo.
Torneremo anche perché i dolci casalinghi hanno un gran bell’aspetto ma essendoci sempre troppo ingozzati non abbiamo avuto modo di provarli.

P.s.: Consigliamo una breve passeggiata digestiva fino alla torrefazione Coracao do Brasil in Paolo Sarpi per un caffè buono e con prezzo d’altri tempi (0,80 euro).


lunedì 8 aprile 2013

LIBERTY 38


DOVE: Via Farini, 38

QUANTO: da 5 euro

PER: russofili

DA PROVARE: il borsch

Se di solito quando dovete evocare l'idea di un posto lontano fate riferimento all'esotico Uzbekistan ora dovrete ricredervi. Non è più così remoto e sconosciuto, è a un passo dalla stazione Garibaldi, al confine di isola, precisamente in via Farini 38.

Potreste passare di lì senza farci caso, in effetti l'insegna "Bar Liberty 38", senza caratteri cirillici, rischia di passare inosservata tra lo scorrere dei tram e le sgargianti vetrine che vendono ogni tipo di mercanzia. Ma ora che ve l'abbiamo fatto notare non avrete più scuse per non entrarci.

Irina Khan e/o la sua collega vi accoglieranno con un sorriso, un accento russo e una dose calorica capace di sfamare ogni tipo di appetito. Primi, secondi e piatti unici della tradizione russa (come il borsch accompagnato dalla panna acida che riscalderà le vostre giornate invernali o le crepes con carne), uzbeca (come il plov, il famoso risotto uzbeko con carne e verdure), coreana (non abbiamo ancora provato nulla!!!) o italiana (per esempio l'immancabile cotoletta) vi verranno serviti con amore, soprattutto se accompagnati da una salutare birra baltica. Vi invitiamo a valutare attentamente il vostro progress pomeridiano prima di lasciarvi corrompere con la baltica forte che supera gli 8 gradi.

L'ambiente è molto piccolo ma rilassato, tavolini di legno con tovaglietta colorata all'americana, giornali russi all'ingresso, qualche matrioska, vestiti caratteristici appesi ai muri e moooolti superalcolici sulle mensole. Anche la clientela è spesso quasi sempre "locale", questo vi darà l'illusione di sentirvi in vacanza in un paese dell'est e il vantaggio di non dovervi sentire pallose e inutili conversazioni su strategie di marketing, crisi dei mercati o molto più banalmente la tintoria più vantaggiosa o le avventure extraconiugali a cinquantanni. Vi assicuriamo che non è poco.
Non è il posto ideale per pranzi di gruppo perché i tavolini quadrati che si attaccano e staccano come pezzi del tangram, al massimo saranno 8, infatti il Liberty ospiterà in tutto circa 16 coperti, ma difficilmente vi lascerà  a pancia vuota, perché anche all'ora di punta un micro tavolino c'è sempre.  
I prezzi sono competitivissimi (primi 4,50 euro, secondi 5,50, piatto unico 7,50 e dalci da 2,50... ma soprattutto la birra da 66 costa 3 euro, avrete già capito che prendere l'acqua è oltremodo sconveniente!) e potete stare certi che i piatti sono fatti in casa (vero è che purtroppo verranno riscaldati al microonde). Ah, il pane è sempre presente in dose abbondante ed è più che buono, considerando che si tratta pur sempre di un bar.

Le gestrici russe sembrano non nutrire ostilità verso i tanto discriminati Sodexo e saranno felici di proporvi di chiudere il pranzo in bellezza con torta e caffè. Date loro retta, noi abbiamo deciso di fidarci ciecamente di chi riesce a sopravvivere a meno quaranta.
Dobbiamo confessare che eravamo talmente gelosi di questo posto, diventato un piccolo angolo di pace nelle giornate più ostili che ci abbiamo messo più di un mese a scrivere questo post! Ma poi abbiamo ceduto, e condividere con voi la scoperta del Liberty 38 ci è sembrato un dovere morale, soprattutto da quando abbiamo scoperto che ogni tanto organizzano degli speciali aperitivi in occasione di ricorrenze particolare, come la festa di primavera.  
Приятного аппетита!

ps: Se siete vegetariani rischiate di non trovare niente che fa per voi, dolci a parte... se siete vegani non avvicinatevi proprio!